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Review: “async” by Ryuichi Sakamoto

Il primo album da solista dopo ben 8 anni e la battaglia con il cancro del compositore giapponese

di Log

Ryuichi Sakamoto è certamente una delle personalità legate al mondo della musica, più rilevanti e significative del nostro tempo.

Tra gli artisti che hanno influito maggiormente sulle sue sonorità lui stesso cita i Beatles, John Cage e John Coltrane. Questi tre nomi simboleggiano alla perfezione lo stile e i generi che ha attraversato nella sua ormai quarantennale carriera. Nel 1978 pubblica il suo primo album da solista. In seguito, forte del successo iniziale, fonda la Yellow Magic Orchestra pubblicando tre album fusion nei quattro anni successivi. Tra il 1988 e il 1994 collabora con Bertolucci scrivendo le musiche per i suoi film, con le quali vince il premio Oscar nel 1988 e nel 1992 viene chiamato a comporre la musica per i giochi olimpici di Barcellona.

Negli ultimi quindici anni si è orientato verso sonorità elettroniche e orchestrali, grazie anche alla collaborazione col producer ambient tedesco Alva Noto, col quale ha composto la colonna sonora di ‘Revenant‘.

A giugno 2014 gli viene diagnosticato un tumore alla gola e sin da subito si sottopone a rigidi trattamenti radiologici per combatterlo. Tre anni dopo ritorna con un nuovo album da solista dominato dal sentimento di mortalità e con una nuova visione della vita. 

async nei suoi momenti più intensi lega il lato acustico con quello più sperimentale della personalità di Sakamoto, quasi a voler ripercorrere la sua carriera artistica.

L’album si apre con un pianoforte malinconico che sfuma gradualmente in un solenne organo funerario, guidato a sua volta da un noise che da semplice rumore riempitivo prende il sopravvento ponendo a momenti lo strumento a tastiera in secondo piano. Nel mentre una serie di suoni oscillatori si muovono da una parte all’altra dell’immagine sonora creando un’atmosfera che rimanda alle luci e ai colori di un crepuscolo estivo nei pressi di Nakano. Il terzo brano ripropone le stesse emozioni della seconda parte di ‘andata’, ma esclusivamente con suoni elettronici sempre morbidi e levigati. Secondo il comunicato stampa il titolo di quest’ultimo, ‘solari‘, riporterebbe alla mente il capolavoro di Tarkovskij del 1972, ‘Solaris‘, candidando l’album ad immaginaria colonna sonora per il film. ‘ubi‘ si lega, invece, alla parte iniziale di ‘andata‘ in cui il pianoforte è protagonista, ma questa volta accompagnato da un acuto pluck sintetizzato che si alterna a intervalli regolari in maniera quasi barocca, delineando la situazione di una scena infelice in un film di vecchia data.

L’idea del pluck cristallino si ripresenta in ‘ZURE‘ insieme ad accordi di synth copiosamente riverberati e sonorità glitch intermittenti che derivano dalle uscite su Raster-Noton. Il vigore del synth arpeggiato di ‘stakra‘ rimanda al primo Sakamoto pioniere del pop in Giappone, tenendo viva la tensione creata già dal pianoforte presente in ‘disintegration‘, poi ripresa in ‘async‘ con un andamento parecchio nervoso e aleatorio. La traccia seguente, ‘tri ‘,  è la più basilare dell’album, in cui l’autore lascia spazio alle risonanze create dalla percussione di un triangolo che svaniscono e lasciano la scena a una suono glitch sequenziale.

La seconda parte dell’album rompe il legame con la prima più strumentale e melodica, rivelando due pezzi vocali, ‘fullmoon‘, un accavallarsi di discorsi in molteplici lingue raffigurante una sorta di Torre di Babele, e ‘Life, Life‘. Entrambi si fanno portavoce del tema centrale dell’album: la riflessione di Sakamoto sulla vita dettata dall’incontro con la sua mortalità. Non è un caso che l’album sembri così universale, esprimendo un senso di solennità e un’attenzione per i particolari segno dell’importanza per le piccole cose, che solo il succedersi di avvenimenti, come una grave malattia, mette in evidenza.

Le ultime due tracce sono un’accettazione della mortalità e della fugacità transitoria della vita con un barlume di gratitudine per il vissuto e un alleggerimento della tensione dei primi attimi, il tutto a sfociare in una deriva ambient creata dal drone di ‘ff ‘ e dal pad vintage riverberato di ‘garden‘.

[EN]

Ryuichi Sakamoto is certainly one of the most relevant and significant personalities, linked to the world of music, of our time.

Among the artists who have influenced the most his sonorities, he mentioned the Beatles, John Cage and John ColtraneThese three names symbolize perfectly the style and genres that it has gone through in its forty-year career. In 1978 he released his first solo album. Later, with strong initial success, he founded the Yellow Magic Orchestra publishing three fusion albums in the next four years. Between 1988 and 1994 he worked with Bertolucci writing music for his films, with which he won the Oscar Prize in 1988, and in 1992 he was named to write the music for the Olympic Games in Barcelona.

For the last fifteen years he has been oriented towards electronic and orchestral sounds, thanks also to the collaboration with the German ambient producer Alva Noto, with whom he composed the soundtrack of ‘Revenant’.

In June 2014, he has been diagnosed with a throat cancer and has been subjected to rigorous radiological treatments. Three years later he returns with a new solo album driven by the feeling of mortality and with a new vision of life.

async‘ in its most intense moments connects the acoustic side to the more experimental one of Sakamoto’s personality, almost as if he wanted to evaluate his artistic career.

The album opens with a melancholic piano that gradually fades into a solemn funeral organ, guided in turn by a noise in the background that takes the lead by placing the keyboard in the background at a glance. In the meantime, a series of oscillating sounds move from side to side of the sound image creating an atmosphere that points to the lights and colours of a summer dusk near Nakano. The third track reviews the same emotions as the second part of ‘andata‘ but exclusively with soft and smooth electronic sounds. According to the press release, the title of the latter, ‘solari‘, would bring to mind the masterpiece of Tarkovskij in 1972, ‘Solaris‘, making the album an imaginary soundtrack for the film. ‘ubi‘ is linked to the first part of ‘andata‘, in which the piano is the main character, but this time accompanied by a sharply plucked synth that alternates at regular intervals almost baroque, outlining the situation of an unhappy scene in an vintage film.

The concept of the ​​crystalline pluck reappears in ‘ZURE‘ along with copiously reverberant synth synopses and intermittent glitch sounds arising from Raster-Noton outputs. The energy of arpeggiated synth of ‘stakra‘ refers to the first Sakamoto pioneer of pop in Japan, keeping alive the tension already created by the piano present in ‘disintegration’, then resumed in ‘async‘ with a very nervous and aleatory course. The next track, ‘tri‘, is the most basic of the album, in which the author leaves room for the resonances created by the percussion of a vanishing triangle and leaving the scene to a sequential glitch sound.

The second part of the album breaks the link with the first part, which is more instrumental and melodic, revealing two vocal tracks, ‘fullmoon‘, a crossing of speeches in multiple languages ​​depicting a kind of Tower of Babel, and ‘Life, Life‘. Both become spokespersons of the central theme of the album: Sakamoto’s reflection on the life dictated by the encounter with his mortality. It is no coincidence that the album seems so universal, expressing a sense of solemnity and attention to the particular sign of importance for small things, which only the occurrence of events, as a serious illness, highlights.

The last two tracks are an acceptance of the mortality and transient fugacity of life with a glimpse of gratitude for life and a relief respect to the tension of the first moments, all to come into an ambient drift created by the drone in ‘ff’ and by the vintage reverberated pad in ‘garden’.