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Intervista a Lewis Fautzi

L'evoluzione esponenziale del dj/producer portoghese dal 2012 ad oggi

di Log

Lewis Fautzi, all’anagrafe Luìs Gonçalves, sta avendo un’ascesa meteorica nella scena techno mondiale: nel 2013 ha dato inizio a una serie di release sulla storica label degli Slam, Soma Quality. Un anno più tardi fu il momento del suo primo album, un passo che molti artisti temono di fare, “The Gare Album” (in onore del club a Porto che è servito come impulso creativo ed è stato il trampolino di lancio per la sua carriera), su Soma.

Nel 2015 vanta l’uscita di due EP sulla label di Len Faki, Figure, due lavori su quella di Oscar Mulero, Pole Group, e un altro ancora su Warm-Up (con due remix di Mulero) e una collaborazione con Pär Grindvik sulla sua neonata Faut Section. Successivamente su Soma rilascia due album fondamentali per la sua carriera: “Space Exploration”, un lavoro concettuale, nel quale mostra la sua fame insaziabile di esplorazione e “The Gare Album“.

Tutti questi fatti ci portano a dimenticare che Luìs, proveniente dalla piccola cittadina di Barcelos, sia ancora nella sua terza decade. Ci fa chiedere da dove provenga questo vortice di sonorità. Molto probabilmente perché l’animo di Luìs trasuda techno. Non si tratta semplicemente di produrre techno, ma di studiarla e assorbirla  in tutte le sue sfaccettature, facendo uso di un arsenale di idee e nozioni infuse nei propri brani. Nella sua musica vi sono tracce dei suoni cosmici di Jeff Mills, degli echi sotterranei berlinesi, dell’industrial britannica e delle ritmiche che caratterizzano la scena iberica.

Non importa da quanto tempo un producer techno sia in attività, perché se Jeff Mills già nelle prime fasi della sua carriera gli suona più produzioni in un singolo set, significa che sta facendo la cosa giusta. È una sorta di consacrazione per quello che sta facendo. La crescente ampiezza della sua visione, la maturità del suo lavoro e il riconoscimento dei suoi colleghi ne è la prova.

Oggi vi proponiamo la nostra intervista con Luìs, in concomitanza con la release del suo ultimo album, “The Ascension of Mind”, in uscita su PoleGroup.

Quando ha avuto inizio il tuo percorso artistico e quando hai capito che avresti potuto dedicarti esclusivamente alla musica?

Ho fatto il dj per anni in vari locali qua in Portogallo prima di addentrarmi nel mondo della produzione musicale.
Nel 2012 ho capito che avrei potuto vivere facendo il producer ed è da 5 anni ormai che lo faccio di lavoro.

Qual’era la tua occupazione prima di diventare un dj affermato?

Fortunatamente, da quando ho finito la scuola, sono sempre stato in grado di mantenermi facendo il dj/producer, quindi non ho mai dovuto cercare un lavoro alternativo per guadagnarmi da vivere.

Come sei entrato in contatto con Soma Records e con gli Slam?

Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con gli Slam perché hanno cominciato a suonarmi delle tracce in serata.
Decisi di scrivergli e da lì iniziammo a discutere di potenziali release sulla loro storica etichetta.

Per quanto riguarda Oscar Mulero invece?

Anche Oscar, a sua volta, iniziò ad apprezzare quello che producevo e cominciò a suonare le mie tracce in giro per il mondo, però ero già riuscito a stabilire dei contatti con lui e un giorno di punto in bianco mi chiese di entrare a far parte di PoleGroup.
Potete immaginare che da quel momento sia diventato tutto molto più semplice; ho instaurato un ottimo rapporto con lui.

Qual’è la tua routine in studio? Fai la maggior parte del lavoro in digitale o preferisci lavorare con strumentazione analogica?

Passo le mie giornate in studio a sperimentare nuove sonorità. Non amo particolarmente l’analogico, come si può notare anche dal mio setup live faccio tutto in digitale.

Sappiamo che hai suonato al Khidi di Tbilisi lo scorso 27 maggio. Cosa ne pensi della fiorente scena techno georgiana? Tbilisi pensi che possa diventare la nuova Berlino?

Ho sempre sentito parlare molto positivamente del Khidi e della scena georgiana in generale da chiunque ci abbia suonato o abbia avuto modo di metterci piede.
Dopo aver avuto l’onore di esibirmici posso confermare ciò che le voci di corridoio sostenevano, cioè che è un club pazzesco, uno dei migliori in cui abbia mai suonato.
Non vedo l’ora di tornare a suonarci.

Quali sono I tuoi club/festival preferiti?

Questa è una domanda abbastanza complessa cui rispondere, ma posso dire con certezza che tra tutti i posti in cui ho avuto il piacere di suonare i miei preferiti in assoluto sono il Berghain e il Tresor di Berlino, il Gare Porto e il Lux di Lisbona parlando di locali. Per quanto riguarda i festival, invece, il NeoPop a Viana do Castelo, in Portogallo.

Pensi che la recente esplosione di festival in giro per il globo sia un fenomeno positivo o negativo per l’industria?

La musica è e sarà sempre un entità positiva per il genere umano, ma probabilmente il fatto di avere troppi festival sparsi per il mondo può essere un punto negativo per l’industria poiché il mercato si sta lentamente saturando di serate.

Uno degli argomenti strettamente connessi all’essere costantemente in tour in giro per il pianeta è l’insorgere di malattie mentali tra le schiera degli uomini della notte.
Qual’è il tuo approccio a questo problema? 

Essere spesso in tour privandosi di sonno non è sicuramente qualcosa di positivo per la salute, ma siccome amo quello che faccio e questa “mancanza” è parte integrante della carriera di un dj, lo faccio più che volentieri.

Abbiamo visto il video che hai caricato su Instagram nel quale annunci la release di un nuovo album. Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo nuovo lavoro?

Si, sto lavorando già a un nuovo album, un pelo differente dal solito. Più mentale, più drammatico. E proprio perché si discosta da ciò che faccio usualmente sono sicuro che verrà fuori un ottimo album.