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Intervista a Marieu: un po’ nerd, un po’ sbirro, molto genio

Macchine analogiche, cartoni giapponesi, fumetti e vinili: Marieu ci guida nel mondo degli "sbirri dell'underground".

di Elena Vecchini

In collaborazione con NSV Worldwide, siamo lieti di presentare la settima di una serie di interviste ad artisti selezionati da MATISA. L’ospite di oggi è Marieu.

 

La passione per la musica viene prima di ogni altra cosa: Marieu – al secolo Alberto Marini – che insieme al socio Lucretio porta avanti il progetto The Analogue Cops  e l’etichetta Restoration Records, è quello che si può definire un artista geniale; dj, produttore, amante delle macchine analogiche e dei manga giapponesi, disegnatore (ha creato molte delle copertine dei suoi dischi) e chissà cos’altro si inventerà in futuro. Per NSV ha registrato un’ora di dj set, che è una perla di cultura underground ed energia pura. Oggi cerchiamo di conoscerlo meglio.

 

 

 

E: Molto banalmente pensavo che fossi dell’est europa, visto il nome. Oppure portoghese. Poi ho letto che sei veneto. Perché allora hai deciso di farti chiamare Marieu?

M: Sono di Padova, più precisamente di Cadoneghe come il mio amico e socio Domenico alias Lucretio. Il nome me l’hanno dato nel periodo di Barcellona, quando vivevamo con due brasiliani; il mio cognome è Marini, quindi loro mi chiamavano Marigñeu, che poi è stato storpiato a Marieu. La gente non sa che il mio vero nome è Alberto!

 

E: Che tipo di musica ascoltavi negli anni ’90, quando ancora vivevi in Italia?

M: All’inizio degli anni ’90 mi andavo formando; ascoltavo un po’ di tutto, dal rock all’ hip hop e un sacco di musica che passavano in radio, però inizialmente niente di quello che fosse più strettamente considerata musica elettronica. Poi ho conosciuto un ragazzo del mio paese più grande di me di qualche anno, che è diventato uno dei miei migliori amici (Enrico Marcolongo). Lo devo a lui se ho iniziato ad ascoltare questo tipo di musica: mi fece scoprire il mondo dell’house e della soulful con i vari Masters at Work, Humphries etc. Quando mi sono trasferito a Barcellona, nel 2000, Domenico mi fece scoprire il mondo della techno di Detroit, della techno di Birmingham e tutte le altre sfaccettature che la compongono.


E: Quello per la techno è un amore relativamente recente quindi. Chi volevi diventare da grande, quando ancora non facevi questo mestiere?

M: In quel periodo non ne avevo proprio idea, facevo un po’ di tutto e inizialmente lavoravo con mio padre, poi mi sono dedicato anche ad altro. Sicuramente volevo andarmene dall’Italia.

 

E: Perché sentivi questa esigenza? Che cos’è che non ti soddisfaceva?

M: Mi soffocava lo stile di vita, la routine che avevo iniziato ad avere; volevo fare nuove esperienze, ero stato in vacanza a Barcellona e mi ero innamorato della città.

 

E: Cosa proponeva Barcellona a livello musicale nel 2000? Credo che la situazione sia un po’ cambiata negli ultimi anni.

M: In quel periodo la città proponeva il massimo della scena locale e internazionale in ambito techno, mentre dell’ house alla quale ero abituato in Italia ce n’era molto poca. Diciamo che la città si è un po’ fermata a livello musicale, per me la programmazione attuale dei locali è rimasta identica alla programmazione che c’era al tempo in cui noi vivevamo là; non è dato molto spazio alle novità e alle nuove proposte.

 

E: Ho visto che sei un appassionato di manga, disegni le copertine dei vinili che escono per la tue etichette e probabilmente sei pure un cultore di videogames giapponesi. Sei una specie di nerd, quindi?

M: Io nerd? Un po’ si dai! Da piccolo compravo e tutt’ora compro molti fumetti, mi piacciono assai, ho la mia raccolta, è il mio piccolo tesoro. Colleziono molte miniature e pupazzetti. Sarà perché quando andavo a scuola invece di stare attento alle lezioni, disegnavo.

 

Uno dei disegni realizzati da Marieu per le sue release

 

E: Che canali utilizzi per cercare la musica che selezionerai per i tuoi dj set? Hai dei punti di riferimento?

M: Solitamente vado in diversi negozi di dischi, cerco di visitare anche quelli delle città in cui vado a suonare. Un altro canale fondamentale per me è Discogs. E ovviamente sono importantissimi i dischi che ricevo da tutti gli amici e conoscenti.

 

Una parte della collezione di manga e oggetti correlati di Marieu, al Restoration headquarter in Berlino.

 

E: Chi è stato il miglior dj del 2016? Ci sono degli artisti emergenti che segui con attenzione?

M: Devo dire che un’artista che mi emoziona sempre è Jeff Mills, passano gli anni ma lui è sempre a un livello imbarazzante. Se proprio devo fare un singolo nome, a mio parere personale il 2016 è stato l’anno di dj Stingray.

Per quanto riguarda i giovani posso farti una lista: Federico Brasi a Roma che è uscito con un remix sulla mia Enlightened Wax, poi Key Clef, che già conosci, con un live molto interessante.

In terra veneta ti potrei citare Die Roh aka Sagats & Dj Octopus, Steve Murphy, Jay Green e Madì Grein, poi Marcus che vive qua a Berlino, appassionato di circuit bending e organizzatore di alcune serate al Tresor New Faces, Matisa e Francesco De Luca.

Anche se non più giovanissimi Nicola Forni aka Grienkho, Mattia Trani, Edoardo “Eddie” Danielli, Vg+, Marco Pellegrino e Francesco Devincenti.

 

E: Le tue selezioni sono molto gioiose. L’oscurità berlinese non ti tocca?

M: No, non mi tocca – è noiosa! Cerco di suonare ciò che mi piace, un po’ di tutto in realtà, non voglio essere accostato ad un solo genere e penso che quello che suono sia un riflesso della mia personalità. Tutti ad osannare il nero, ma il total black stanca secondo me.

 

E: Qual è la soddisfazione più grande in questo lavoro?

M: Il conoscere gente nuova, ho amici da tutte le parti del mondo, e poi il poter viaggiare, visitare posti meravigliosi. Ma forse la soddisfazione più grande in assoluto è che alla gente piaccia la musica che faccio.

 

E: Artisticamente parlando, qual è la cosa che ricorderai meglio di questo 2016 e che cosa ti auguri per l’anno nuovo?

M: Il 2016 lo ricorderò come un anno di grandi soddisfazioni sia in ambito professionale che personale, per il nuovo anno spero di continuare a fare ciò che faccio con lo stesso impegno e passione e spero di non rompere altri amplificatori. In particolare, sono soddisfatto per la nuova uscita in trio con Blawan, per il nostro progetto in comune Parassela: ci siamo ritrovati molto bene dopo il live all’ADE 2016, abbiamo raccolto idee e le abbiamo canalizzate in questo nuovo disco, che spero vi piaccia.

 

E: Sicuramente un bel kickstart per il nuovo anno è stata la Boiler Room berlinese in omaggio ai 10 anni di Hypercolour/Glass Table, alla quale siete stati chiamati: avete confermato la vostra capacità di concepire un sound travolgente ed eterogeneo, e di trascendere i generi. Ottimo lavoro!

Era diverso tempo  che non partecipavamo ad una Boiler Room. Fa sempre un enorme piacere e così è stato anche in questo caso. Abbiamo cercato di presentare quello che è il nostro live set al massimo delle sue potenzialità, anche se si tratta in ogni caso di un qualcosa in continua evoluzione. Mi fa molto piacere che lo abbiate apprezzato e spero che valga anche per gli altri che lo hanno ascoltato e lo ascolteranno!
Come avrai notato, i sample vocali sono una passione in comune fra me e Domenico, ed ogni tanto ci piace usarli anche in maniera irriverente e volutamente provocatoria, come in questo caso.

E: Per concludere, consigliaci un disco per la giornata.

M: Cristian Vogel – 1968 holes

Cristian Vogel feat.Kevin Blechdom_1968Holes (2005) from zeroh on Vimeo.

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Intervista a cura di Elena Vecchini – NSV