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Intervista a Romain Azzaro (R.M Musique): one man band psychedelico romantico

Il caldo del sangue ed il freddo della macchina, la gioia e la melanconia, l'eleganza e la brutalità del ritmo: Romain Azzaro aka Rouge Mécanique si racconta a SoundBound.

di Elena Vecchini

In collaborazione con NSV Worldwide, siamo lieti di presentare l’ottava di una serie di interviste ad artisti selezionati da MATISA. L’ospite di oggi è Romain Azzaro aka Rouge Mécanique.

Romain Azzaro, cresciuto tra Italia, Francia e Germania, è un musicista polistrumentale, dj , collezionista di vinili e produttore dal profilo completo, singolare ed estremamente eclettico; è il creatore della label Rouge Mécanique Music ed è il co-fondatore del party berlinese African Acid Is The Future. Come Rouge Mécanique propone un live dai ritmi ossessivi ed eleganti e le sue produzioni, a cavallo tra psychedelica, punk, musica classica, hip hop, afro ed elettronica sono apprezzate in tutto il mondo. Nelle vesti di dj non tradisce il suo spirito da ribelle romantico e dà vita a set ricercati e multiformi, oltre i generi.

 

E: Il tuo nome d’arte è Rouge Mécanique,quello della label che hai creato e gestisci Rouge Mécanique Music. Chi è R.M e qual è il significato di questo progetto?

 

R: Rouge come il colore del sangue e dell’amore, come il romanticismo. Mécanique come psychedelismo, lsd, meccanica quantica. Ho cominciato facendo musica per sfilate, poi sono arrivato a Berlino e ho costruito il Live R.M, adattandolo alle aspettative della dancefloor.

E: Però nasci come musicista. Quali strumenti sai suonare?

 

R: Ho cominciato con il conservatorio classico, che ho frequentato dai 6 fino ai 13 anni. Poi ho studiato chitarra e ho fatto parte di varie band fino ai miei 20 anni. Quando sono arrivato a Berlino ho studiato ingegneria del suono e sound design e ho cominciato a fare tutto da solo. Suono la chitarra, il piano, il basso e quasi tutto quello che ha delle corde. Anche un po’ di batteria.

 

E: Quindi è a Berlino che ti sei avvicinato alla musica elettronica, giusto?

 

R: Mi ci sono avvicinato un po’ prima, quando abitavo a Parigi, perché nelle mie band volevo sempre fare tutto io. Mi sono fatto buttare fuori e ho trovato l’unico modo per fare tutto da solo ed esprimermi come volevo: la musica elettronica.

 

E: Quali strumenti e strumentazioni utilizzi per il tuo live set?

 

R: Il mio live è composto da chitarra, molti pedali modulari, microfono e sintetizzatori.

 

 

E: Le tue produzioni, così come il tuo live, sono molto eclettiche ed inconsuete. A quale genere credi di avvicinarti di più?

 

R: Non saprei. Sono schizofrenico e molto dipende dal mio umore; se sono felice faccio musica felice, se sono triste faccio melancolia ( cioè il piacere di essere triste ), se sono nervoso faccio punk.

 

E: La gente come risponde di solito a questo tuo bisogno di spaziare? Riesce a seguirti in questi viaggi?

 

R: Per il mio live provo, e non è facile, ad essere meno eclettico. Il mio eclettismo lo adatto a diversi eventi: art performance, clubbing, sfilate etc. Invece per le mie produzioni faccio come sento.

 

E: Hai altre passioni a parte quella enorme per la musica?

 

R: Solo la musica, ed è già tanto.

 

E: Quanto tempo dedichi solitamente alla musica durante una giornata?

 

R: A Berlino provo a fare almeno tre ore di chitarra e piano training. Poi spendo tanto tempo a comprare vinili, faccio la collezione!

 

E: Hai anche un progetto da dj?

 

R: Si ma come Rouge Mécanique propongo solo live. Come Romain Azzaro invece provo a suonare come dj, mischiando tutto quello che amo. Non è la stessa cosa del live dove suoni quello che fai. Ho sempre collezionato i vinili, anche quelli di mia madre e adesso con il mio party African Acid Is the future posso finalmente suonarli.

E: Vorrei chiederti se ti diverti di più nella veste di Rouge Mécanique o in quella di dj, ma credo di sapere già la risposta.

 

R: Fare un dj set è molto più facile, due ore di live invece ti stancano come dodici di dj set! Ma credo sia una fase, probabilmente finirò a suonare il pianoforte classico e basta, quando sarò vecchio. La cosa che adesso mi dà più piacere ascoltare è questa:

E: Da grande quindi chi vuoi diventare? Pianista, dj, musicista, organizzatore di eventi?

 

R: Anche da piccolo mi sono sempre visto fuori città a suonare il pianoforte, da grande.

 

E: A questo punto la domanda è d’obbligo: dunque la club culture ti piace?

 

R: Mi piace di meno del resto; è per questo che ho creato il mio party.

Ho l’impressione che la gente non sente più la musica; vedi gente ballare nel bagno dove non si sente quasi niente, solo il basso! Comunque mi piace suonare in generale, in qualsiasi luogo.

 

E: Sei uscito dalle varie band perché volevi fare come volevi tu, hai creato un tuo party per creare l’atmosfera che volevi tu. Sei uno che fa di testa sua insomma!

 

R: Può anche non funzionare! In francese si dice: on est jamais mieux servi que par soi même

 

E: Senti, qual è la domanda che vorresti ti fosse fatta? Quella che nessun intervistatore ti ha fatto mai?

 

R: Per essere sincero non mi piacciono molto le interviste, ma credo che questa mi piaccia. Però music speaks for itself!

 

E: Qual è la gioia più grande del tuo lavoro?

 

R: Per me la gioia più grande è finire un pezzo che mi piace e che piace agli altri; questa gioia però non dura tanto perché il pezzo ti piace sempre per un po’ di tempo e poi non ti piace più, e così ti evolvi.

 

E: Qual è il tuo obiettivo professionale per questo 2017?

 

R: Imparare a suonare Arabesque n°1 di Debussy al pianoforte.

 

E: Qual è l’artista che stimi di più nel panorama contemporaneo?

 

R: Non saprei dire precisamente; ho scoperto un musicista che si chiama Christophe Chassol di recente, poi Steve Reich, Nick Cave e altri.

 

 

 

Intervista a cura di Elena Vecchini – NSV