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Track Premiere: Iuna Niva – Stain (Noorden Recordings)

di Tommaso Bonaiuti

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 In questo periodo sono tornato sotto prescrizione. Chi mi conosce lo sa: talvolta passo attraverso periodi transitori in cui dormo poco, ho un rapporto decisamente conflittuale con i sogni che faccio (e con i ricordi i volti le sensazioni in essi contenuti), mi scordo le cose. Sudo nel sonno, cambio 2 maglie a notte. Mi scordo le cose.
Sono piuttosto lunatico.
Mi scordo le cose. Di cosa stavamo parlando? Ah, si: musicoterapia. Non so se è proprio il mio caso, perché nessuno strizzacervelli sta cercando di capirmi, di aiutarmi in tal caso, seguendo i miei sciancati e sbilenchi passi che mi guidano verso l’oblio e una tremenda manciata di notte insonni – se non che, in tutte quelle ore buttate come bucce d’arancia alle mie spalle, divorate da una feroce veglia, riesco a fare un sacco di cose; la notte porta consiglio, ma non so quanto questo sia vero: so per certo che fornisce un’atmosfera e un humus perfetto, per poter godere di certe cose che nella mesta e rutilante routine quotidiana non avrebbero senso di esistere, almeno per me. Per dire, decidersi a leggere una volta per tutte I Demoni del buon Dostoevskij è stata una scelta che senza tutta quella quiete, e gli spiragli di vento che balenavano tra le fronde e il borbottare sincopato dei gufi, non avrei mai avuto il coraggio di prendere – e ok, sembrerò melodrammatico, ma se non avete almeno un minimo presente che diavolo di breviario della follia e del mal de vivre è I Demoni, allora tutto questo vi sembrerà soltanto assurdo. E tutto questo tempo, come detto, laddove sottrae linfa ed energia alla mia psiche, mi porta inevitabilmente per contrappeso dei benefici, e a considerare varie opzioni per uscire dal tunnel; la musica è una buona soluzione, dicevamo: e allora giù con prescrizioni di oscillante musica dronica, endovene di Brian Eno, iniezioni inframuscolari di oscura ambient music – molto spesso funzionano anche i Bee Gees, ma non chiedetemi il perché (quelle voci, quelle cazzo di voci. ultrasuoni). Un tempo, divoravo quelle serate producendomi in infinite sessioni a Doom e ascoltando i Nine Inch Nails e I Care because You Do; guardavo Crocevia della Morte in un loop isterico, il faccione gommoso di Robert Mitchum si era fissato dallo schermo catodico in b/n alla retina. Adesso, una delle mie cose preferite è un’oscura e ammaliante tape che porta il nome di Primeval Guilt, e si presenta come una sorta di liturgia, di rito crepuscolare, di cui i due cerimonieri sono una coppia di druidi che si fanno chiamare Iuna Niva. Nessun mistero, in realtà: il progetto pone le proprie radici tra l’Italia e l’Inghilterra, e i due titolari sono Neva Leoncini, che fornisce all’impasto sonoro linee vocali mesmerizzanti come il moto ondoso, eteree e tangibili al tempo stesso, e Fedor Shtern, più o meno il mastermind che con gran mestiere tesse le trame del suono e talvolta si produce in un minuzioso e mirabile lavoro di sottrazione, conferendo ad alcune tracce (come Stain, che avrete il piacere di ascoltare in prèmiere) un vago sentore minimal techno, pur non snaturando lo spirito leftfield che la domina l’intera produzione. La cassa c’è, ma talvolta è dimessa, contenuta, liquida, in continua apnea. Ascoltare Primeval Guilt è un po’come immergersi in quelle grottesche vasche di deprivazione sensoriale, enormi lattine in cui sciogliere la materia onirica e i propri muscoli come ghiaccio.
Il nome che hanno scelto è alquanto strano, non ci è dato sapere il significato preciso, ma mi fa pensare appunto a qualche viscerale ed atavico baccanale, e il sound si muove sulle stesse coordinate, oscillando elegantemente tra vibrazioni notturne e ambient che s’immerge completamente nel subconscio; è un sogno lucido che mescola le fascinazioni sonore di Andy Stott ad un immaginario tanto vasto, desolante e freddo, quanto intimo, caldo e privato. Ed è un bell’ascoltare.
Ma è musica, appunto, che come quella del guru Stott, al quale i nostri si rifanno dichiaratamente, evoca paesaggi e stati d’animo ben precisi: azzardando un paragone sinestetico, la mente è balzata alle fissità ipnotiche di certi documentari di Herzog, ma mi ha fatto anche pensare a qualche passaggio chiave del cinema di Antonioni – in particolar modo agli spazi vuoti e sacri, all’ambiente intonso e spettrale di Deserto Rosso – anche se la tape è accompagnata da delle fotografie (scattate da Federica Fanelli) che traducono in maniera molto fedele la tensione emotiva, talvolta fisica, delle tracce, e che ci forniscono una chiara istantanea dell’immaginario in cui i Iuna Niva si muovono. E lo fanno con gran maestria e una sicurezza nei propri mezzi che è raro trovare in una prova d’esordio: la tape è in uscita su Noorden, etichetta di Colonia da poco in attività, ma già chiara nel suo intento di puntare su realtà emergenti e su un modus operandi ben preciso che si rifà al do it yourself. Quello dei Iuna Niva è quindi un progetto incentivato da una realtà validissima e che ha bisogno di essere supportata, come tante altre a giro per la cara vecchia Europa – qui su SoundBound non termineremo mai la nostra crociata: spulciate nei blog, nei siti ammascati nei meandri polverosi dello scantinato del web, nelle pagine di bandcamp… keep the faith.
Primeval Guilt è quindi una piccola danza rituale che si esaurisce in 7 tracce ipnagogiche e suggestive (due di queste sono remix a cura di Ikpathua e Evicelets, anche loro sotto Noorden) e che ci introducono ad una nuova entità che ha ben poco da invidiare a tante altre (anche ben più rodate) che si muovono sulle stesse tangenziali soniche, e alla quale auguriamo il meglio per il futuro.
Potete acquistare la cassetta di Primeval Guilt via Bandcamp

 In these days I am back under prescription. Who knows me is aware that I often shift through unstable phases: I sleep little and have a conflictual relationship with my dreams – especially with the memories and the faces they conjure. Moreover I forget things. I sweat while I sleep and change my shirt twice a night. I forget things. I am quite lunatic. I forget things. What I was talking about? Ah yes, music therapy. I don’t know if it’s exactly my case, since no physician is keeping me under observation or trying to help me – in that case he would better follow my faltering steps towards the oblivion of a handful of sleepless nights. Anyway, in all of these hours which I trow behind my back as the peel of oranges devoured by a feral vigil, I am able to do a lot. The night brings counsel, they say. I don’t know if this is true, but I know for sure that the night furnishes a perfect atmosphere to enjoy certain things that, at least for me, have no reason to exist in the bleakness of the daily routine. For example, finally deciding to read Dostoyevsky’s The Demons has been one of these resolutions which I would have never had the courage to take without that nocturnal quietness – without the wafts of wind caressing the leaves or the syncopated hooting of the owls. Okay, I might seem a bit melodramatic here, but this will sound absurd to you only if you don’t have a clue of what a hellish breviary of malaise and madness is The Demons. As I was saying, all of these sleeepless hours, although they drain the lifeblood of my psyche, inevitably bring some benefits. Considering the possible options to get out of this tunnel, music appears as a reliable solution. Thus let’s get heavy with prescriptions of oscillating drone music, intravenous injections of Brian Eno and dark ambient – often also the Bee Gees work, don’t ask me why (these voices, these fucking voices, pure ultrasounds for the ear!). Once upon a time I use to idle these nights through infinite sessions of Doom, Nine Inch Nails and I Care because You Do; I used to watch Miller’s Crossing in an hysterical loop with the rubber face of Robert Mitchum fixed on the cathodic screen. Now one of my favourite things is an obscure and bewitching tape called Primeval Guilt. It presents it self as a kind of liturgy or crepuscular rite performed by a couple of druids called Iuna Niva. Nevertheless there is no mystery: the duo is grounded between Italy and the UK; its members are Neva Leoncini – the singer endowing the sonic substance of the project with mesmerising vocal lines, ethereal and tangible at the same time – and Fedor Shtern – more or less the mastermind of the project. The sonic tapestry is woven with great craftsmanship, sometimes revealing itself in a detailed and admirable work of subtraction, which confers to a few tracks (as Stain, which you will have the pleasure to find here prèmiered) a vague minimal techno feeling, nevertheless always without upsetting the leftfield spirit dominating the whole work. The four-on-the-flour kick is there, yet at times is melted and liquified in a continuous apnea. Listening to Primeval Guilt seems a bit like immersing oneself in these grotesque sensory deprivation tanks – these huge baths where the muscles and the oneiric substance melts ice-like.

Their name’s choice is rather strange, but we are not given to know its precise significance; yet it makes me think of some visceral and atavistic bacchanal. Their sound moves on those same coordinates, elegantly oscillating between nocturnal vibrations and an ambient aesthetic that dives to the bottom of the subconscious. It’s a lucid dream which mingles the sonic fascinations of Andy Stott with an imagery vast, desolate and cold as much as intimate, warm and private. It’s beautiful to listen to. It’s music that, as the tracks of the guru Andy Stott – overtly referenced by the duo -, evokes very precise landscapes and mind states. Venturing in a synaesthetic metaphor: the mind is cast towards the hypnotic stillness of Herzog’s documentaries. It also remanded me of some key sceneries in the cinema of Antonioni – specifically the empty, sacred spaces and the spectral and pristine atmosphere of the Red Desert. Furthermore, the tape is presented with the Federica Fanelli’s photographs which translate in a faithful manner the emotional, and sometime physical, tension of the tracks thus providing us with a clear snapshot of the territories inhabited by Iuna Niva. All of this is done with a mastery and conviction which is rarely found in a debut. The tape is out on Noorden, a Cologne-based label which has inaugurated its activity just a few years ago but already clearly pursues its intention of investing on emerging artists through a do-it-yourself modus operandi. Iuna Niva is a project grounded on a very convincing background which fully deserves to be supported, as many others around the good old Europe – here at SoundBound we will never terminate our crusade: ransack the blogs, the sites hidden in the dusty cellars of the web, the Bandcamp pages… keep the faith.

Thus Primeval Guilt is a dainty ritualistic dance which takes its course through 7 hypnagogic and suggestive tracks (two of them are remixes curated by Ikpathua and Evicelets, also affiliated with Noorden). They introduce a new entity which has little to envy to many others (much more experienced) traveling on the same sonic pathways. We wish them all the best.
Primeval Guilt is available for purchase over at Bandcamp